Mal di schiena e running 

Il mal di schiena rappresenta un dolore che colpisce tantissime persone, sicuramente uno stile di vita statico, senza movimento e senza alcun tipo di attività sportiva aumenta l’incidenza di questa condizione clinica, che colpisce in America 8 persone su 10 con un monte ore di assenza dal lavoro enorme e difficilmente colmabile.

Quali correlazioni con il running?

Come prima cosa bisogna distinguere chi esegue questa disciplina: un corridore abituale, con un’attività fisica eseguita regolarmente non può essere messo in relazione al runner occasionale.Ci sono degli aspetti però che vanno presi in considerazione e che determinano un possibile fattore scatenante nel runner della lombalgia e del dolore di schiena.

Appoggio podalico:
L’appoggio di un piede normale nella corsa può essere suddiviso (come si può scaricando l’allegato) in tre fasi: contatto, appoggio e spinta. Durante la fase di contatto il piede “atterra” al suolo con diverse angolature; questa fase dura circa il 25% del tempo totale di appoggio e avviene con la parte esterna del calcagno. Nella successiva fase, che dura circa il 40% del tempo totale d’appoggio, il peso del corpo viene completamente sorretto dal piede. Lo scafoide, l’osso più mediano e interno dell’arco plantare, ruota verso l’interno e in basso; in questo modo il piede aumenta la propria superficie di distribuzione del peso corporeo e le forze di compressione vengono meglio disperse. Questa “rotazione” verso l’interno è la pronazione, cioè il movimento naturale e fisiologico che porta il piede ad appoggiare al suolo con tutta la sua superficie per ammortizzare, controllare il peso del corpo e favorire la successiva fase (il Test del bagnato consente di verificare l’impronta del piede proprio nella fase di massimo carico). Durante la pronazione, i muscoli del polpaccio si caricano come una molla per poi restituire l’energia durante la successiva fase di spinta. La velocità con la quale avviene questa rotazione è detta velocità di pronazione ed è un parametro estremamente soggettivo, che varia da corridore a corridore in base alle caratteristiche strutturali e muscolari. Il movimento di pronazione instaura una serie di importanti adattamenti delle altre strutture corporee. La tibia ad esempio, segue il movimento ruotando verso l’interno. Questa torsione viene trasmessa poi al ginocchio. Durante l’ultima fase, quella di spinta, il piede funziona come una leva rigida che trasmette la forza esplosiva al terreno: il peso del corpo si sposta sull’avampiede e i muscoli del polpaccio e delle dita si contraggono per permettere l’avanzamento. In questa fase, che dura circa il 35% del tempo totale, i movimenti s’invertono rispetto alla precedente: l’arco plantare si alza ed il piede comincia a ruotare in alto e in fuori, in una sequenza di movimenti che viene detta supinazione. Dal punto di vista biomeccanico, la pronazione e la supinazione sono due movimenti opposti uno all’altro, ma che risultano fondamentali per la corretta funzionalità biomeccanica del piede. Per avere un’azione efficace e vantaggiosa, il movimento dalla pronazione alla supinazione deve avvenire in modo equilibrato, progressivo e con il giusto timing (l’esattezza spazio-temporale). In questo modo anche le altre articolazioni, come il ginocchio e l’anca, lavorano con la massima efficienza. In conclusione, possiamo affermare che la pronazione è necessaria per ammortizzare e stabilizzare l’appoggio, mentre la supinazione è fondamentale per la fase di spinta e l’avanzamento.L’appoggio eseguito dal corridore durante la marcia è fondamentale in quanto, se questo non è corretto ed è proiettato più da un lato del piede rispetto all’altro, determina un sovraccarico delle strutture a monte del piede stesso. La colonna vertebrale ha la funzione anche di accompagnare il movimento e la postura durante l’esecuzione di qualsiasi atto motorio, se questo atto è scorretto, la colonna cerca di compensare lo squilibrio e, a lungo andare, genera dolore e impossibilità funzionale. Per questo motivo la scelta di scarpe adeguate durante la seduta di running risulta fondamentale nella eliminazione o almeno nella limitazione di questo fattore predisponente al mal di schiena.
Tipologia di lavoro

Mal di schiena

Il nostro corpo non è continuamente in movimento, la maggior parte delle persone svolge un lavoro che lo costringe ad una scrivania e ad un computer per ore, senza la possibilità di sgranchirsi le gambe e allungare i muscoli che sono rimasti per ore fermi e in accorciamento. Un esempio è lo Psoas: questo muscolo molto importante si origina a livello lombare per inserirsi sul piccolo trocantere del femore; passare tante ore seduto e non effettuare mai un movimento di allungamento di questo, genera una condizione di grave tensione a livello della colonna lombare, in quanto questo si comporta come una corda che strattona la colonna lombare, generando non solo dolore, ma anche formazione di problematiche come infiammazione del nervo sciatico e protusioni discali.

Ripetitività del gesto atletico
Effettuare continuamente un movimento, se il corpo non è pronto o preparato a sopportare questo particolare stress, genera una tensione a livello lombare, che reagirà a questo con un blocco articolare e con un aumento del tono muscolare nella zona interessata.

Pregresse lesioni ad anche,ginocchia o caviglie
Il corpo non dimentica ciò che è successo in passato. Anche se molte volte alcuni problemi noi ce li dimentichiamo e magari, durante una visita da uno specialista, ci dimentichiamo anche di menzionare un infortunio o un intervento, il corpo non scorda nulla e si comporta di conseguenza. Basti pensare che, subito dopo un evento che ha generato dolore o che ha arrecato un danno a qualche struttura (soprattutto quando si parla di arto inferiore), il cervello invia impulsi alle strutture che gestiscono l’equilibrio e manda il segnale di caricare in maniera diversa rispetto al solito su quell’articolazione, cercando di salvaguardarla e favorire una guarigione spontanea. Questo aspetto si ripresenta quindi, anche se in maniera meno accentuata rispetto a quando c’è stato l’incidente, anche a distanza di tempo, generando quindi un carico errato sugli arti inferiori, con mal di schiena che comparirà subito dopo.

Mal di schiena e sacroileite

La nostra lombalgia o sacroileite, soprattutto in correlazione al running, può essere data da una struttura poco mobile del sacro o un bacino in torsione generando una conseguente dismetria (non reale, ma dovuta esclusivamente all’anteriorità o posteriorità dell’iliaco) accompagnata da una messa in tensione prolungata e scorretta da parte dei muscoli ischiocrurali, può andare a scaricare un appoggio errato sull’articolazione sacroiliaca che, quando risulta essere infiammata, si confonde molto spesso con il classico mal di schiena.
Ciò che è molto importante, per evitare questi problemi e non permettere al mal di schiena di fermare la nostra voglia di correre, deve essere uno stile di vita assolutamente attivo durante l’arco di tutto il giorno, cercando quindi di muoversi e intervallare momenti di statica a momenti di mobilità di tutto il corpo.

Un corretto stretching per non sovraccaricare le strutture e rendere mobili, correggere eventuali anomalie posturali tramite manipolazioni e  se possibile, un allenamento adeguato al proprio fisico, seguito da un professionista che avrà la possibilità di aiutare al meglio il runner nella corretta esecuzione del gesto atletico.

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